Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Di PIL e altri indicatori economici

Ed eccoci qui a parlare dell’ambito economico.
E’ il terzo pilastro dello sviluppo sostenibile, ed altrettanto importante rispetto alle altre due. Parlare di economia però non è semplice, e nemmeno far capire questi concetti ad un pubblico estraneo a queste tematiche.

Cercherò di mantenere un linguaggio non troppo formale e sentitevi liberi di commentare nel caso non sia chiaro ciò che dico, o se per caso qualcosa non vi torna.

Al momento gli indicatori importanti per l’ambito dello sviluppo sostenibile sono, tra gli altri, il PIL e soprattutto il PIL procapite. Il PIL rappresenta il Prodotto Interno Lordo, ovvero il valore di mercato della produzione totale di un paese in un anno. Il PIL procapite si ottiene semplicemente dividendo il PIL totale per il numero di abitanti. Ci interessa questa misura perché, sebbene non perfetta, presenta correlazioni con altri aspetti quali l’aspettativa di vita, l’istruzione etc.

In particolare, ci interessa questa misura a livello globale. Per calcolare questo indicatore, il PML (Prodotto Mondiale Lordo), usiamo il PIL “a prezzi costanti”.
Cosa vuol dire “a prezzi costanti”? Vuol dire che che a noi non interessano tanto i prezzi, ma l’aumento della produzione effettiva di beni e servizi.
Sapendo ciò, e ricalcolando la misura del PIL “a prezzi costanti” di tutti i paesi, riparametrandoli su un valore unico (tipicamente dollari americani) si ottiene il PML. Per avere il PML procapite basta dividere questo valore per la popolazione mondiale.

Se facciamo tutti questi calcoli, scopriamo che il PML è aumentato di circa 2/3 % all’anno.

Questo ci porta ad un’altra regola economica, la regola dei 70: in pratica, questa regola, che vale per qualunque tipo di crescita, ci dice che se prendiamo 70 e lo dividiamo per il tasso annuo di crescita (2 in questo caso), otteniamo il numero di anni necessario per raddoppiare e misure dell’economia (70/2 = 35).

Sapere in quanto tempo l’economia raddoppia ci fornisce dati su come potranno migliorare le condizioni di vita delle persone nel medio/lungo periodo, e programmare strategie di sviluppo.

Potremmo quasi dire che l’economia serve allo sviluppo sostenibile come base empirica su cui costruire le proprie strategie e considerazioni.

Finisco con una mia considerazione personale: in molte definizioni di sviluppo sostenibile, la parte economica è vista come crescita dell’economia. Non sono del tutto d’accordo con questo approccio. Come abbiamo visto, gli indicatori economici ci dicono di quanto l’economia cresce, ma non come si sviluppa: mi spiego meglio. Determinare quanto cresce l’economia mondiale è relativamente facile, più difficile dire che anche se il PIL non aumenta sensibilmente, l’economia comunque si muove in una direzione diversa e magari migliore. A mio parere, viste le risorse finite del pianeta, puntare ad una crescita infinita non solo crea la falsa idea che questa crescita posso essere davvero infinita, ma nutre il concetto per cui si sta meglio se l’economia cresce. Amplierò questo concetto in post successivi, per ora riassumo dicendo che, nella mia idea di sviluppo sostenibile, ad una crescita lineare, quella a cui si aspira oggi, bisogna contrapporre un modello circolare, con indicatori diversi e che, nel limite del possibile, misurino più la qualità della quantità.

Ma vorrei sapere anche cosa ne pensate voi, scrivete qui qualche commento e vi risponderò appena possibile!

Note
Nello scrivere il post mi sono basata soprattutto sul testo “l’era dello sviluppo sostenibile” di Jeffrey Sachs. Eventuali inesattezze o semplificazioni sono da imputare a me e me soltanto. Per chi fosse interessato ad approfondire la questione lascio un paio di link utili:

L’immagine di copertina è consultabile qui e mostra il PIL, aggiornato al 2015, diviso per nazione e il totale mondiale, anche procapita.

Noemi Bardella

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