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Le quattro azioni da fare per contrastare il cambiamento…

Qualche giorno fa è uscito questo interessante studio, che troverete linkato anche nelle fonti.

Lo studio in una prima fase analizza le azioni più impattati a livello di impronta carbonica, per poi concentrarsi sulla frequenza con cui queste azioni vengono proposte nei libri scolastici e nei documenti governativi ufficiali.

Negli articoli che si vedono in giro, tendenzialmente, ci si è concentrati molto sulla prima parte e poco o nulla sulla seconda. Le azioni che riducono maggiormente il nostro peso sul clima sono ben note da anni, e le quattro listate dallo studio non sono l’eccezione, eppure visto il livello di impatto che queste hanno sulla nostra quotidianità, esse fanno notizia:

4 best action to reduce carbon imprint
Confronto fra le riduzioni di emissioni derivanti da diverse azioni individuali. L’altezza della barra rappresenta la media dell’impatto per le nazioni sviluppate, mentre le linee nere indicano i valori medi per specifici stati o regioni (identificate dal Codice ISO) dove esistevano dati disponibili. Le azioni sono classificate in base all’impatto in termini di riduzione di gas serra: verde (alto), azzurro (moderato) e giallo (basso). Si noti l’interruzione sull’asse delle Y. (Trad. dall’originale)

Le azioni sono, in ordine di impatto sul clima: avere un figlio in meno, vivere senza macchina, evitare un viaggio aereo transatlantico e diventare vegetariani; capite bene che sono azioni ben diverse da quelle che ci ripetono ogni giorno, come cambiare le lampadine con quelle efficienti a livello energetico o fare la raccolta differenziata.
Il motivo per cui, secondo me, se ne parla così poco e per cui quindi lo studio ha causato un rilancio di tale proporzioni, è semplicemente che cambiare le lampadine e fare la raccolta differenziata sono piccoli atti, che hanno la loro importanza, ma non cambiano drasticamente la maniera in cui viviamo. Viceversa, anche solo diventare vegetariani è una cosa che impatta a livello profondo del nostro stile di vita e delle nostre abitudini.
Probabilmente, scuole e governi tendono a parlarne poco per evitare un effetto boomerang su quelle che, per la maggior parte delle persone, sono percepite come pesanti ingerenze nella vita delle persone.
Eppure sarà presto necessario preparare il pubblico ad interventi del genere, se dobbiamo raggiungere il target dei 2 gradi stabilito dall’Accordo di Parigi, come citato dagli autori dello stesso studio “studies show we cannot expect to stay under a 2 °C limit without at least some shifts in diet” (Hedenus et al 2014) [trad: gli studi mostrano che non possiamo pensare di stare sotto il limite dei 2 gradi senza qualche modifica alla nostra dieta].
Non citare quali i reali impatti del nostro stile di vita, limitandosi a segnalare comportamenti che modificano in maniera lieve o nulla il nostro comportamento, dando l’impressione sbagliata che il problema che stiamo affrontando sia risolvibile con azioni di poco conto, dove invece sarà richiesto uno sforzo epocale per rimanere ben sotto i due gradi.

Se riusciremo ad immaginare, anche attraverso le rinunce ed i sacrifici che dovremo fare, l’enormità di cosa c’è in gioco, a catena anche gli interventi che più ci sembrano invasivi, diventeranno necessari a fronte di cosa possiamo perdere.

Se vi interessa questo argomento fatemelo sapere. Commentate o scrivetemi!
Love as thou wilt,
Noemi

Fonte: Wynes_2017, Hedenus_2014

Noemi Bardella

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