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La povertà nei paesi ricchi e il mito del…

L’SDG 1 ha un obiettivo molto chiaro: la fine della povertà.
Per raggiungere il traguardo, sarà necessario adottare strategie differenziante, di cui avevo già parlato, e ricordare che la povertà non riguarda solo i paesi meno sviluppati.

Nessuno mette in dubbio che quella sia un’alta priorità, ma esistono soglie di povertà anche nei paesi più ricchi, e trovo interessante che si cerchino soluzioni anche per questi casi, a volte sottovalutati. Non sto mettendo i livelli di povertà a confronto, sto dicendo che a entrambi va data la stessa priorità, in maniera diversa.

Le soluzioni sono particolari ed “endogene”, e come tali dovrebbero essere studiate e applicate.

In Italia, così come in altri paesi sviluppati, la povertà di solito è sintomo di mali diversi: la disoccupazione, la mancanza di accesso a un’istruzione di qualità elevata, la mancanza di policy utili a supportare le persone nei momenti di crisi – economica o personale.
In questo senso, l’idea del reddito di base può essere una buona base di partenza.
La critica che viene fatta, di solito, è della mancanza di fondi o l’idea che senza il “duro lavoro” le persone si trasformino in cumuli di pigrizia, pronti a non fare nulla perché sanno che avranno comunque un minimo reddito.

Per la mancanza di fondi, trovo che come critica sia molto gettonata e molto banale: i fondi si trovano, risparmiando su altre cose, come ad esempio le spese militari. L’altra critica è un po’ più profonda, e si appiglia al mito del lavoro come strumento per elevare le persone. Riconosco che può essere così, specie in alcuni settori, ma più spesso il lavoro non è altro che una routine quotidiana a cui siamo costretti per poter sopravvivere. Non piace, non soddisfa, e lo viviamo come un male necessario al fine di arrivare al prossimo weekend o alle prossime vacanze.

Il reddito di base, invece, permetterebbe alle persone di sganciarsi da questa logica e perseguire le loro ambizioni, creando una società in generale più felice, oltre che meno povera.

Senza scordare che la povertà, nei paesi ricchi, è collegata a parecchie situazioni di disagio sociale, e che basterebbero un paio di policy – non solo il reddito di base, ma anche una maggiore attenzione all’uguaglianza di genere, per esempio – per dare dei segnali importanti.

 Venerdì e sabato parlerò dell’SDG 2: Fame Zero.

Qui trovate il link alle parti precedenti.
Se vi interessa questo argomento, o volete farmi sapere la vostra opinione,
commentate o scrivetemi!
Love as thou wilt,
Noemi

Noemi Bardella

1 COMMENTO
  • Castry
    Rispondi

    Le ambizioni della gente, appena sganciate dalla mera competizione e arrivismo sono sicuro che si trasformerebbero in desiderio di fare qualcosa di utile per gli altri. Vedrai, l’umano medio non avrà tanti altri modi di realizzarsi, e si scoprirà “buono” 🙂

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