schemi Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Perché è importante come contestualizziamo l’ambiente?

Oggi vi parlo di questo interessante articolo apparso su Environmental Communication, il cui titolo è traducibile come “Perché è importante come schematizziamo l’ambiente”.

L’autore definisce cosa intende per schematizzare: gli schemi mentali o frame sono uno dei tanti modi in cui acquisiamo conoscenza del mondo attorno a noi. Definiamo relazioni, ruoli e connessioni con altri frame. Nell’articolo si fa l’esempio dell’ospedale, con dottori, pazienti, infermieri, visitatori, sale operatorie, etc. ma potremmo fare anche l’esempio della scuola, con insegnati, studenti, genitori, preside, aule didattiche, laboratori etc.
Quello che importa è che i frame costituiscono un modo per rappresentare la conoscenza a livello neurale, e quindi non solo un termine è collegato ad un certo frame, ma il termine viene definito dal frame in cui è incluso.
Ad un livello superiore, poi, bisogna considerare che i frame sono connessi alle emozioni che proviamo, cosi che ogni parola ci riporta alla mente precise emozioni e determinati sentimenti, che si rinforzano ogni volta che vengono usati.

Tenendo questo in mente è facile intuire come sia delicato e complicato introdurre nuovi frames o utilizzarli per comunicare qualcosa di diverso da quello che è stato rinforzato fino a quel momento. Bisogna saper scegliere le parole giuste, costruire un dialogo che funzioni e capire che non basta citare qualche fatto per permettere alle persone di costruirsi nuovi schemi.

Le ideologie politiche giocano un ruolo chiave nella definizione degli schemi, in particolar modo per quanto riguarda l’ambiente: innanzitutto c’è questa credenza di essere in qualche maniera superiori alla Natura e agli altri animali, e come tale possiamo plasmare tale forza a nostro piacimento. Poi c’è chi pensa che sia giusto lasciare che sia il Mercato a decidere, dando poco o alcun potere alle regolamentazioni e allo stato. C’è da considerare che tutti i temi ambientalisti si basano su un modo di pensare sistemico, piuttosto che su una correlazione lineare causa-effetto. Attualmente, inoltre, viviamo una fase in cui l’avarizia viene vista in maniera abbastanza positiva e tutto viene giudicato sulla base di analisi costo-beneficio, e anche i “servizi” che l’ambiente fornisce vengono computati e valutati sotto questo aspetto.

Dall’altra parte abbiamo valori come l’empatia, la responsabilità personale (e non) e l’etica dell’eccellenza.

Nella maggior parte delle persone entrambe le ideologie sono presenti, con diversi gradi da una parte o dall’altra. L’autore sottolinea che sarebbe bello se i temi ambientalisti fossero fuori da questo contesto, ma purtroppo non è così. Quello che bisognerebbe fare è attivare i frame a sostegno delle politiche favorevoli all’ambiente e inibire gli altri schemi, tramite il linguaggio o l’esperienza.

Nel caso specifico delle tematiche ambientali, l’autore sottolinea la mancanza di schemi mentali adeguati, e chiama tale fenomeno IpoCognizione. L’ambiente si interfaccia con molti altri temi fondamentali e spesso non solo le persone non hanno schemi per quanto riguarda l’ambiente stesso, ma anche per tutte le connessioni esistenti.
Basti pensare al termine Ambiente. Lo vediamo come una cosa al di fuori, esterna, quando noi siamo parte integrate della Natura. Se poi si ragiona su cosa fare per migliorare l’ambiente spesso quello che si riceve sono misure personali, che di certo non fanno male, ma non possono bastare.
Occorre un importante intervento a livello statale che affronti il problema a livello sistemico e non locale.
Occorre soprattutto che siano strutturati e usati schemi mentali che affrontino la questione da un punto di vista adeguato, così come è stato per le grandi battaglie dei diritti civili e del femminismo per esempio.

In parole povere, abbiamo bisogno di schemi che traducano questo concetto di  “Ambientalismo: il mondo naturale sta per essere distrutto ed è un imperativo morale ricostruirlo il più possibile il prima possibile” (trad. dall’articolo) in schemi facili da comprendere e che riflettano i cambiamenti che devono essere attuati, a tutti i livelli.

Il linguaggio è importante. Quello che diciamo, come lo diciamo, aiuta a formare un modo in cui vediamo il mondo. E per riuscire a far capire che bisogna cambiare il mondo, bisogna anche cambiare come lo strutturiamo nel nostro cervello.

Se vi interessa questo argomento, o volete farmi sapere la vostra opinione,
commentate o scrivetemi!
Love as thou wilt,
Noemi

Noemi Bardella

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