crisi seldon Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Dal Triangolo al Cerchio: un punto di vista sulla…

Nel romanzo “Cronache della Galassia” di Isaac Asimov, uno dei personaggi principali, Hari Seldon, nota come il declino della Galassia sia ormai inevitabile: tramite una nuova disciplina scientifica, la Psicostoriografia, ambito che unisce la storia e la psicologia con la statistica, partendo dal presupposto che con una popolazione abbastanza ampia sia possibile calcolare in maniera probabilistica gli eventi che saranno determinati per quella stessa popolazione, Hari Seldon calcola che sia possibile ridurre il periodo di “oscurità” della Galassia da 10.000 a 1.000 anni, e farla tornare ad un nuovo splendore. Fonda quindi un’istituzione, la Fondazione, che ha come compito quello di preservare la scienza e il progresso ottenuto fino a quel momento, e che dovrà guidare la civiltà verso questo nuovo rinascimento. Per far ciò Hari Seldon ha calcolato anche che a intervalli precisi la Galassia si troverà di fronte a sfide di diverso tipo, dove ad ogni crisi eventi che sembrano incompatibili tra loro, in realtà presentano la stessa soluzione, e chiama questi punti di svolta “Crisi Seldon”, le quali se risolte positivamente condurranno ad un sensibile progresso, mentre non risolte porteranno al collasso della civiltà.

Non vi sto raccontando tutto questo per farvi fare un breve corso sui capolavori dell’epoca d’oro della fantascienza (anche se la Trilogia della Fondazione di Asimov è un classico che andrebbe letto in ogni caso), ma perché vorrei prendere questo concetto di Crisi Seldon e metterlo nel contesto che stiamo vivendo in questi anni.

La Crisi Seldon del nostro tempo

Pur con tutte le differenze del caso, è innegabile che al momento stiamo vivendo tante sfide, che sono di natura diversa solo in apparenza: la sfida economica, con una rincorsa per continuare una crescita che viene mostrata come un Deus Ex Machina in grado di risolvere tutti i nostri problemi; la sfida sociale, dove è sotto l’occhio di tutti l’aumento della concentrazione di potere da parte di persone e partiti legati a valori reazionari, e dove nonostante tante cose stiano migliorando in maniera sensibile l’inclusione sociale di tutti, a prescindere da razza, religione, sesso, orientamento sessuale o altro, la vera equità è ancora un miraggio; la sfida ambientale, con il clima sempre più dinamico e in cambiamento, che sappiamo ci colpirà – e sta già iniziando a colpire – ma non vogliamo ancora farci caso più di quel tanto; ecco, non sono solo questi tutti i problemi che affliggono l’umanità, ma di certo ne riassumono buona parte. Queste tre sfide, che per pura coincidenza sono anche gli ambiti in cui opera lo sviluppo sostenibile, a molti sembrano sconnesse fra loro.

Serve una soluzione interconnessa alla Crisi Seldon

Vengono costantemente proposte soluzioni a una di queste “crisi”, ogni tanto riusciamo a produrre proposte che tengano considerazione anche di due fattori contemporaneamente, ma pochi sembrano afferrare l’idea di base che questi tre uragani che ci attendono in realtà non sono così separati come li stiamo pensando.

Quella a cui siamo di fronte è a tutti gli effetti una Crisi Seldon: un punto di svolta che, se ben affrontato, potrebbe essere portatore di un cambiamento epocale e di un progresso da cui tutti trarrebbero beneficio; viceversa, le cose potrebbero andare bene ancora per un po’ di tempo, ma poi imploderebbero su sé stesse.

Considerata la natura interconnessa del problema, anche le soluzioni dovrebbero esserlo allo stesso modo.

Non possiamo pensare di affrontare la questione di un clima che cambia, senza affrontare nello stesso momento l’idea di un’economia basata solo sulla crescita infinita ed esponenziale, e senza tener conto delle forti diseguaglianze sociali che vengono peggiorate dal cambiamento climatico.

La suggestione che sia possibile trovare uno scioglimento delle grandi crisi del nostro tempo affrontandole una per volta, secondo me, è ancorata con profondità ai nostri schemi mentali: vediamo il dettaglio, il sintomo, l’effetto, ma ci dimentichiamo del quadro più grande, della radice e della causa. Non so come questo modo di gestire le problematiche si sia fatto strada, se dovessi azzardare un’ipotesi direi che la rivoluzione industriale prima e la catena di montaggio poi siano stati determinanti in questo, ma rimane l’evidenza che è in questo modo che cerchiamo di sistemare la maggior parte delle questioni, sia al livello base, sia al livello più complesso.

Non possiamo però pensare di vincere la sfida di un pianeta dove davvero lo sviluppo sia sostenibile, applicando gli stessi schemi che ci hanno portato in questa stessa situazione, come ci ricorda un grande scienziato dello scorso secolo:

“Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo”
Albert Einstein

È quel tipo di pensiero che ci ha portato al momento attuale, ed è quel tipo di pensiero che dobbiamo smontare se davvero vogliamo arrivare da qualche parte.

Diventare più  cerchio che triangolo per risolvere la Crisi Seldon

Applicando un modello di tipo olistico, osservando come tutto sia interdipendente, diventando più cerchio che triangolo, credo che potremmo davvero aprire una nuova era per l’umanità: non importa quale sia la partenza, perché una volta che si applica il modello a cerchio, da punti diversi della circonferenza, si arriva comunque tutti al centro.

Per cominciare ad allargare quel triangolo, sarebbe “sufficiente” (e lo metto tra virgolette perché seppur vero che sia la prima cosa non è per niente facile) abbandonare alcune idee così sedimentate nel nostro tessuto sociale da non essere più nemmeno questionate: di nuovo, tre grossi limiti nel nostro modo di approcciarci alla questione della sostenibilità sembrano molto diversi solo in apparenza: l’antropocentrismo, il concetto che l’uomo in qualche modo sia il dominatore della natura; il modello patriarcale su cui è fondata la nostra società, dove l’uomo ha il dominio sulla donna; il capitalismo, l’idea di poter sfruttare gli altri tramite l’accumulo di beni e denaro, che altro sono se non lati di uno stesso triangolo?

Scardinare questi lati non è facile, o immediato, ma penso che cambiando l’approccio di alcune piccole cose possa essere possibile. Per di più, penso che stia già avvenendo, quantomeno in alcuni contesti.

Cooperazione e partnership sono le parole chiave per trasformare il triangolo: le relazioni si trasformano, diventando sempre più paritarie e bilanciate; l’economia circolare o ‘a ciambella’ propongono modelli diversi; molte persone stanno abbracciando stili di vita che sono più rispettosi di Madre Natura.

Esistono gli esempi positivi, ma è facile essere catturati da una narrativa dominante concentrata più sul lato negativo. La coscienza su questi argomenti si sta risvegliando, ed è semplice cadere nel tranello più comune, ossia che ormai ci sia poco da fare e i giochi siano fatti. In realtà i dati ci dicono che i prossimi anni saranno quelli davvero fondamentali.

L’educazione, sia delle nuove generazione sia delle vecchie, sarà primaria per questo periodo di transizione, che avrà dei passi indietro – è sempre successo nella storia prima di svolte epocali – ma abbiamo tantissimo da guadagnare e davvero poco da perdere.

La Crisi Seldon che abbiamo davanti è chiara e delineata ma le soluzioni già esistono. Si tratta solo di capire quali obiettivi vogliamo raggiungere, e cominciare ad agire non distogliendo gli occhi dal traguardo finale.

Un mondo diverso, in armonia con la Natura, dove l’umanità tutta non si limita a sopravvivere ma può davvero prosperare. Non una realtà utopica dove i conflitti non esistono, ma una concreta alternativa dove i problemi vengono risolti con il dialogo e dove tutti facciamo parte della conversazione.

Grazie di avermi seguito fino ad adesso, e se volete parlare con me di sostenibilità scrivetemi: adoro fare lunghe discussioni su questo tema, e se mi mandate una mail con le vostre opinioni vi risponderò appena possibile.

Love as thou wilt,
Noemi

Noemi Bardella

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