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Occhi Neri e Serie di Fibonacci

Continuavo a chiedermi cosa ci facessi lì: non sono una di quelle ragazze che bigiano la scuola così, senza una motivazione. A dire il vero, non bigiavo e basta! Non che fossi una secchiona, quello no, però non capivo il senso di saltare la scuola.

Andavo veramente troppo d’accordo con i miei genitori, per essere solo un’adolescente, decisi.

Probabilmente avevo accettato solo perché lui, Stéphane, il nuovo ragazzo della mia classe, quello con gli occhi neri da incanto e, per il momento, un tremendo due in matematica, me lo aveva chiesto in un modo che avrebbe dovuto essere dichiarato illegale.

Fu così che io, Viviana detta Vivy, la ragazza-che-si-credeva-responsabile, bigiai la scuola, proprio nel giorno dell’ultima verifica di matematica.

Se qualcuno ci avesse scoperti, cosa praticamente certa vista la mia fortuna, e miei mi avrebbero arrostita viva.

D’altro canto, resistere a quegli occhi da cucciolo bastonato era impossibile.

Prendemmo il treno e scendemmo in una piccola stazione di un minuscolo paese, di cui adesso non mi ricordo neanche il nome.

Non aveva importanza: la giornata era calda, una di quelle d’inizio estate, dove ancora il caldo era una piacevole novità dopo il freddo dell’inverno, e c’era il mare, che aveva sempre avuto il potere di affascinarmi.

Soprattutto c’era Stéphane, e quella mi sembrava la cosa fondamentale, in tutto quel marasma emotivo in cui mi trovavo.

Ci sedemmo sulla spiaggia, ancora vuota per pochi giorni, e lui si avvicinò a me, tenendo in mano una conchiglia, una di quelle rarissime con la spirale ben visibile.

Presi quell’oggetto delicato e fragile dalle sue mani e lo osservai.
Improvvisamente, chiesi al mio compagno di avventure:

“Odi la matematica?”

Lui mi guardò, sorpreso da quella domanda fatta così, apparentemente senza alcun motivo preciso.
Però mi rispose.

“Odiarla? No, non la odio. Semplicemente, non la capisco.”
“Spiegati meglio.”

Ero curiosa. Per me i numeri erano come degli amici fidati, non comprendevo il punto di vista di chi non riusciva, pur impegnandosi, a “socializzare” con l’aritmetica, l’algebra o la geometria.

“Beh… non ne vedo l’utilità, a dirla tutta. Dov’è nella vita tutta quella roba che ci vogliono far studiare?”

Sorrisi inconsciamente.
Quante volte avevo sentito questo discorso, quante volte avevo lasciato perdere, eppure adesso volevo rispondere, volevo che Stéphane capisse davvero la bellezza della matematica, nonché la sua utilità.

Mi rigirai tra le mani la conchiglia, cercando di mettere insieme un discorso convincente.

“La vedi questa conchiglia? Vedi la sua spirale, così netta e ben definita? Il rapporto tra gli spazi delimitati dalla spirale è un numero. Questo numero, la Sezione Aurea viene chiamata, è presente in ognuna delle cose viventi sulla Terra. Il valore della Sezione Aurea, approssimato, è 1,618. Gli Antichi Popoli già lo conoscevano, e ne avevano capito l’importanza. C’è anche nell’uomo, sai?”
Mi guardava attento, e dovetti lottare con me stessa per non cadere nell’abisso di quegli occhi neri.

“Quando vorrai fare un tentativo, prova a misurare l’estensione del tuo braccio e a dividerla per quella del tuo avambraccio. Verrà fuori 1,618.”

Sembrava affascinato dalla mia spiegazione e intimorito da questo mio sfoggio di cultura. Però mi fece un cenno con il capo, che io presi per un invito a proseguire.

“Dalla Sezione Aurea è possibile risalire matematicamente alla Serie di Fibonacci, il cui numero successivo è composto dalla somma dei due numeri precedenti.”

In risposta al suo sguardo vuoto, mi sdraiai sulla sabbia fine, e invitai lui a fare altrettanto.
Tracciai sulla spiaggia la sequenza che tanto ricordavo bene, quell’ 0, 1, 1, 2, 3, 5, 8, 13, 21, 34 e 55 che ormai sapevo a memoria.

“Vedi? Ogni numero è composto dalla somma dei due numeri precedenti. Se tu dividi ogni numero per il precedente otterrai un’approssimazione per affinamenti successivi della sequenza aurea.”
“Ferma, ferma: ‘appro affino’ che?”

Come al solito, mi ero fatta prendere la mano dalla mia passione.

“Approssimazione per affinamenti successivi. In pratica, man mano che si va avanti nel calcolo si arriva sempre più vicino al valore cercato.”
“Ah, e non potevi dirlo subito così?” disse, facendomi ridere per il tono con cui l’aveva detto.

Stéphane si avvicinò a me, scostandomi i capelli che mi erano scesi di fronte agli occhi.
Ci guardammo, occhi negli occhi, per un attimo, e mi dimenticai di respirare.

“Continua, ti prego.”

Facevo fatica a pensare, ma continuai a parlare, aggrappandomi al discorso che stavo facendo per non fare qualche stupidaggine di quelle cosmiche.

“Beh, la Serie di Fibonacci è una delle serie più famose, e per risolvere le Serie Numeriche dobbiamo ricorrere all’analisi matematica, che è proprio l’argomento del compito che abbiamo appena saltato,” conclusi, dandomi della stupida per aver rivangato quel particolare. Stavo così bene con lui a fianco, possibile che dovessi sempre rovinare tutto.

Stéphane mi sorprese, prendendo dalle mie mani la conchiglia che ancora tenevo stretta, come se fosse un’oasi di salvezza. Poi mi fissò. Caddi nei suoi occhi. Il bacio fu inevitabile. Leggero, dolce, e assolutamente magico.

Si staccò da me con ritrosia, e nei suoi occhi vidi baluginare un sorriso.

“Mi hai convinto. Se è grazie alla matematica che sono riuscito a baciarti, beh, allora posso credete che tutto è numero.”

Presi l’iniziativa, baciandolo a mia volta.

Passammo la giornata così, divisi fra baci e ripetizioni di matematica.

Tornammo a casa in pace col mondo, e con i numeri.

*/*

Ci scoprirono, ovviamente. È una Legge di Murphy, d’altra parte: “Se qualcosa puo’ andar male, lo farà”.

La condanna dei miei fu insolitamente breve, mentre fu obbligata a recuperare il compito di matematica l’ultimo giorno di scuola, insieme a Stéphane.
Per la cronaca, prendemmo entrambi il massimo dei voti.

The End

noemi bardella, piano editoriale, non io ma noi, ottobre i miei post

Curriculum Vitae

Benvenut* a tutti!
Questo post serve per presentarmi, parlare un po’ delle mie esperienze e di cosa sto cercando.

Ho studiato Scienze Sociali e della Comunicazione presso l’Istituto Agnesi di Milano, dove mi sono diplomata nel 2006 con un voto finale di 100/100 e una tesina su Harry Potter. In seguito ho provato la strada universitaria in Bicocca, con indirizzo informatico, ma dopo un paio di anni ho realizzato che non era la strada giusta per me. Mi sono quindi dedicata al lavoro, fino a quando nel 2015 ho scoperto i MOOC (Massive Online Open Courses) e la mia passione per le tematiche ambientaliste. Prima di re-iscrivermi all’università, volevo essere sicura che potessi portare a termine il percorso, e ho usato i MOOC come banco di prova. Ne ho fatti diversi, presso piattaforme come Coursera e FutureLearn, fino alla decisione di iscrivermi, nel 2016, alla Open University di Londra, dove al momento attendo i risultati finali del primo modulo “Environment: journey through a changing world“. Nei prossimi anni l’intenzione è di continuare su questa strada includendo nella mia Open Degree moduli sull’ambiente e l’ecologia a moduli sulle scienze sociali, con l’idea di avere una solida preparazione nell’ambito dello Sviluppo Sostenibile.

Ho iniziato a lavorare a 18 anni, con lavoretti durante le vacanze, e il mio primo lavoro è stato in Autogrill. E’ stata un’esperienza fantastica, che mi ha dato un assaggio del mondo del lavoro. L’anno dopo, finita la maturità, ho lavorato qualche mese presso l’Iper Portello dove aprivo i finanziamenti. Concluso il contratto ho cominciato l’università e per qualche mese mi sono dedicata solo a quello. Nella primavera del 2007 ho lavorato per alcuni mesi in CGIL per apertura delle pratiche 730, e praticamente subito dopo ho trovato il mio primo lavoro come customer assistant inbound – call center – presso Stream nella commessa Samsung.
Conclusa quell’esperienza per via degli studi trovai poi lavoro sempre nell’inbound, però presso Kiocera. La mia migliore esperienza nell’inbound, devo dire. Mi occupavo di assistenza tecnica di secondo/terzo livello sulle stampanti multifunzione, e nonostante il posto fosse lontano da raggiungere, era davvero un piacere andare a lavoro. Scaduto il contratto non rinnovai, sempre a causa dell’università, e ancora mi spiace perché era davvero interessante!
Trovai un posto in Bocconi, dove assistevo gli studenti nelle aule informatiche, e pian piano maturò qui la mia decisione di lasciare Informatica.
Scaduto il contratto che non venne rinnovato, entrai in RBS. Di nuovo inbound, commessa Cardiff, quindi assicurazioni sul credito, e fu un’esperienza estremamente formativa in termini di come gestire una chiamata, essere in grado di cambiare registro  nel giro di due minuti, osservare come i team leader amministrassero i turni e le strategie. Conclusi questa esperienza con un sorriso e per qualche mese provai varie strade, fino ad arrivare in DHL sempre nell’inbound.
L’esperienza in DHL mi ha aiutato molto a capire cosa NON voglio da un lavoro. Io e il full-time classico siamo su due fronti opposti, ad esempio, e fu in DHL che cominciai a maturare la certezza che, a parte brevi parentesi, il lavoro dipendente non è molto adatto alla mia personalità.
Diedi le dimissioni, e tentai il grande salto nel vuoto fondando un’associazione. Non andò molto bene, anzi… ma in fallimento trovai una forza che non credevo di avere e imparai nella maniera più dura che mancava ancora qualcosa.
Approdai in MOVI come data entry da contratto, ma nel corso dei mesi di lavoro, dovetti gestire un piano di recupero nazionale di alcune macchine, con tutta la relativa gestione della modulistica, delle sostituzioni etc.
Una cosa un po’ diversa dalle mie esperienza precedenti e che mi permise di assestarmi dal brutto colpo ricevuto con l’associazione.
Conclusosi il contratto, decisi di intraprendere la strada del Servizio Civile in Biblioteca.
Qui ho fatto lavori da bibliotecaria classica come archiviazione e catalogazione, ma anche cose un po’ meno classiche come social media manager per la pagina facebook della biblioteca, ho sviluppato e gestito il sito della biblioteca e ho collaborato a qualche evento in veste o di supporto all’organizzazione o nella grafica o anche come “ospite”.

Nel corso di quest’ultimo anno, inoltre, ho avuto l’occasione di pubblicare il mio primo libro e di diventare presidentessa dell’associazione Ilaria Alpi.

A novembre 2017 mi sono trasferita a Maspalomas, in Spagna, e ho cominciato a lavorare come scrittrice a tempo pieno. Scrivo soprattutto contenuti per il web, newsletter, e post su facebook, ma anche presentazioni powerpoint, e contenuti di impronta educativa, come temi o tesi.

Mi piacerebbe lavorare come freelance, capitalizzando le mie competenze dovute alle esperienze precedenti e alle mie passioni.

Social Media Manager, Content Creator e Web-Developer sono tutte opzioni valide, così come scrittrice per il web e per testi accademici.

L’unica cosa che chiedo a chi lavora con me è l’onestà e la chiarezza. Per il resto, mandatemi una mail, sono una persona flessibile e versatile, e davanti ad una bevanda fresca possiamo parlare di tutto!

Grazie di essere rimasti fino a qui, e se volete il CV in formato classico potete scaricarlo da qui (aggiornato al 21/04/2018).

Love as thou wilt,
Noemi

i miei post

#Becoming30: I miei primi 30 anni

Quindi ci siamo.
30 anni. E che dovrei dire adesso?
In realtà me ne sento appena 20 di anni, però qualcosina l’ho fatta, no?
Sono soddisfatta di me, in parte.

Ho lavorato tanto, e ho capito che certi lavori ed io siamo antitetici.
Ho lasciato la facoltà di Informatica, per andarmi ad iscrivere, ad anni di distanza, ad un corso di laurea online inglese in Sviluppo Sostenibile.
Ho creato un’associazione che è finita male, e sono diventata presidentessa di un’altra associazione che invece mi sta dando tante soddisfazioni.
Ho finito di scrivere un libro che sta per vedere la luce, finalmente.
Sono andata a vivere da sola e spero di ripetere il più presto possibile l’esperienza.
Ho amato, e ho capito che tutto quello che c’era nella mia testa da quando avevo 16 anni aveva un senso. Mi innamoro di continuo. Persone, libri, serie TV, e Madre Terra.
Ama a tuo piacimento è tatuato sul mio polso, e non c’è giorno che non lo guardi senza ricordarmi che l’unico comandamento che voglio seguire è l’amore.
Tutte le mie certezze di sono distrutte e ricostruite almeno due o tre volte, ma sono ancora qua, ed è questo l’importante.
Sapevo di aver un sogno, scrivere, non sapevo di avere una chiamata, contribuendo a cambiare in meglio, spero, il mondo in cui viviamo. Il mio sogno non lo dimentico mai, ma la mia chiamata mi sta rivoluzionando la vita.

Ho fatto un sacco di sbagli. Ma davvero tanti. E sono grata ad ognuno di loro per avermi reso più consapevole e responsabile. Alcuni sono nel passato, altri sono ancora presenti, a ricordarmi che talvolta è difficile mettere le cose a posto. Serve anche quella consapevolezza. Per il futuro, spero di continuare a fare tanti sbagli, ma diversi.

Devo ancora imparare a convivere con il passato, ed è una cosa su cui voglio lavorare.
Spero, tra 10 anni, di essere qui a scrivere di nuovo, ma con una laurea in tasca, tanti libri in più all’attivo, l’indipendenza finalmente mia e chissà quante altre cose.
Spero di non essere mai del tutto soddisfatta di me! Spero di essere sempre più consapevole, e di mettere in pratica le nuove consapevolezze che acquisirò.

Dovrei ringraziare un sacco di persone, ma davvero non serve che le nomini. Basta sapere che ci sono, e alcune ci saranno sempre, altre ci sono state e non ci sono più, altre magari torneranno, ma son sempre le persone e le relazioni che condizionano la mia vita.  Una sola mi sento in dovere di citare, ed è mio fratello: 10 anni fa gli volevo bene, ora è il mio miglior amico, la mia forza e credo che senza di lui sarei davvero persa.

Io, per me, posso solo impegnarmi affinché gli -enta siano interessanti, mai noiosi, e pieni di persone ed emozioni. Se riuscissi a farmi questo regalo, sarebbe già un buon risultato.

Love as thou wilt, e auguri a me!

Pubblicazioni

Aneddoto: Alexander VS Sebastian.

Ad un mese esatto dalla pubblicazione del libro, volevo raccontarvi un piccolo aneddoto. Il personaggio, uno dei principali, che ora si chiama Sebastian all’inizio della stesura doveva chiamarsi Alexander.

Cosa è successo?

Mentre scrivevo, ogni singola volta che compariva Alexander mi sorprendevo a vedere scritto Sebastian. Per quante volte correggessi il documento, Sebastian tornava sempre a far capolino.

Alla fine, mi arresi.

E fu così che Sebastian ottenne il suo nome (e devo dire che la personalità di Seb calza a pennello con un atteggiamento di questo tipo).

poliamore

Storia di un romanzo poliamoroso + NEWS: Traduzione inglese

Quando ho deciso di scrivere questo libro sapevo dove stavo andando a parare, più o meno.
L’idea per il romanzo in fondo era nata proprio per rispondere ad una mia domanda ricorrente, che prima ancora che essere materiale di scrittura è stata anche una ricerca personale.

Partiamo dall’inizio: da appassionata di narrazione (film, libri, serie tv) quale sono, un sacco di volte mi sono trovata nella situazione di vedere l* protagonista essere costrett* a “scegliere” fra i suoi due interessi amorosi. Anche prima di sapere solo che esistesse il concetto di poliamore, mi chiedevo se l’unica possibilità che avesse l* pover* protagonista fosse scegliere uno dei due interessi: poteva anche scegliere nessuno, o magari scegliere tutti e due…

Da lì, e da alcune esperienze personali, ho scoperto negli anni che non solo esiste un modo diverso di affrontare la questione, ma che ci sono diverse persone che riconoscono nel poliamore un modo per vivere le relazioni.
Diamo un paio di definizioni. Poliamore è il concetto secondo cui è possibile avere relazioni (sessuali e/o sentimentali) con più di una persona contemporaneamente, e dove tutt* i partner sono a conoscenza e d’accordo con la pluralità di relazioni. Spesso viene definito anche non-monogamia etica.(1)

Certo, detto così sembra facile. Personalmente, essere poliamorosi richiede una consapevolezza di sé, dei propri desideri, nonché delle persone e dei desideri di tutti le parti coinvolte, ben superiore a quella a cui la maggior parte delle persone è abituata. Richiede un sacco di comunicazione e anche un costante lavoro su se stessi. Non è per tutti. Ma esiste.
Ed è una possibilità che mi piacerebbe venisse esplorata più spesso nelle narrazioni.

Negli ultimi anni qualcosa si sta sbloccando anche su questo fronte, ma permangono spesso i vecchi modelli, dove bisogna per forza scegliere.

Dall’esigenza di dar voce ad una maniera diversa di vedere la questione è nato questo romanzo: dapprima un racconto destinato alla pubblicazione amatoriale, è cresciuto e ha acquisito maggiore importanza. Mi sono chiesta cosa succederebbe se la scelta obbligatoria dei triangoli amorosi non fosse possibile. O tutto o niente. E da lì è nato questo romanzo. Ora è pronto per essere letto e discusso, spero. Non è perfetto. Riconosco che ci sono elementi che ai poliamorosi più puri potrebbero far storcere un po’ il naso, ma ho deciso di rivolgere la mia attenzione verso chi, come me tanti anni fa, si chiedeva se esistesse un’altra strada. Spero comunque che possa anche essere apprezzato dagli “addetti ai lavori”, ovviamente… il giudizio non spetta di certo a me!

Ed ecco come è nato questo romanzo poliamoroso, sperando che prima o poi sia possibile per tutt* i protagonist* di tutte le narrazioni poter scegliere tra tutte le opzioni possibili!

08/01/2017: Il romanzo diventa internazionale con la traduzione in inglese che sarà presto disponibile  sia in e-Book sia in cartaceo!

Note:
(1) Volete saperne di più sul poliamore? Eccovi un buon sito di partenza!

it Italian
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