Tag: ambiente

webinar Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Le connessioni della sostenibilità | Webinar Gratuito

Benvenut*,

come anticipavo nel precedente post e sulla pagina facebook, ci  sono grosse novità in vista: infatti, sono molto orgogliosa nel presentarvi il primo webinar da me organizzato.
Le informazioni principali sono riepilogate qui, e alla fine del post troverete anche il modulo di iscrizione.
Qualora però qualcosa non fosse chiaro, o per qualunque domanda vi venga in mente al riguardo, scrivetemi.

Innanzitutto, per chi non lo sapesse, un webinar è un neologismo che deriva dalla fusione di web e seminar. In pratica, un webinar può essere una riunione, un seminario, una classe.
Nel nostro caso sarà una creatura ibrida tra un seminario e un lavoro di gruppo.

Il tema scelto verte sulle connessioni della sostenibilità. Per il primo webinar volevo cominciare con un tema che mi sta molto a cuore, e di cui ho parlato spesso. Oltre a quelle che io penso siano le connessioni della sostenibilità sono però altrettanto interessata a sentire le vostre opinioni al riguardo.

Si parla tanto di sostenibilità, ma senza contestualizzare di cosa si parla, il vocabolo rimane vuoto e perde la sua potenza. Quello che voglio fare è dare alla parola un contesto teorico e pratico, che possa cominciare a gettare la basi per le fondamenta di un discorso necessario e non più rimandabile.

L’obiettivo è cominciare a costruire una comunità interessata a questi temi che possa poi crescere e portare queste istanze dove servono. 

Il webinar si terrà il 1 dicembre dalle 18.00 alle 19.30 ora italiana. Per partecipare serve una connessione ad internet e un link che provvederò ad inviarvi tra il 25 e il 30 di novembre alla mail che mi fornirete tramite il modulo qui sotto. Il webinar sarà totalmente gratuito per tutti i registrati: se non siete sicuri di poter partecipare, registratevi comunque, così che in seguito possa inviarvi il file.

Compilate questo modulo per partecipare, e ci vediamo il 1 dicembre!
Love as thou wilt,
Noemi

I dati non verranno ceduti a terze parti e saranno utilizzati solo da me per gli scopi utili al webinar e al sito. 

 

Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Giustizia è…

Benvenut*
sul MOOC che sto seguendo sulla giustizia ambientale ci hanno chiesto cosa sia per noi la giustizia. In questo post voglio provare a rispondere a questa domanda di non così facile risposta. Spesso la giustizia è stata considerata una virtù, e viene naturale il collegamento con la legge e il rispetto delle norme, ma quello che sto cercando in questa sede è un significato meno istituzionale e più legato ad una percezione personale.

L’etimologia della parola
La parola deriva dal latino iustus, che significa giusto.

Cos’è per me la giustizia?
Per cercare di capire cosa fosse per me la giustizia ho provato a pensare alle cose che considero un’ingiustizia: mi è parso abbastanza chiaro che alla base considero ingiusto la discriminazione in ogni sua forma. Ecco che quindi diventa chiaro che per me la giustizia è sinonimo di equità.

equitàvsuguaglianza
Fonte

Sottolineo l’uso della parola equità e non uguaglianza.
La differenza tra le due è ben rappresentata da questa immagine (equity sta per equità mentre equality sta per uguaglianza): a volte, i due termini si utilizzano come sinonimi, ma l’uguaglianza significa mettere tutti sullo stesso piano, il che non risolve (o potrebbe anche peggiorare) il livello di discriminazione.

Equità vuol dire considerare i bisogni e le necessità specifiche, non solo tra membri della stessa specie, ma anche inter-specie e, in una prospettiva ancora più ampia, nei confronti del pianeta e verso le generazioni future.

Giustizia vuol dire, quindi, mettere tutti in grado di vivere con dignità ogni momento della vita, considerando anche chi verrà dopo di noi, prendendo quindi in conto le limitate risorse del pianeta che devono avere tempo di rigenerarsi.

Cosa ne pensate? Avete opinioni o suggerimenti su questo argomento?
Commentate o scrivetemi!
Love as thou wilt,
Noemi

alimentazione Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Giornata mondiale dell’alimentazione

Buongiorno a tutt*,
oggi è la Giornata mondiale dell’alimentazione, istituita nel 1979 dai paesi membri della FAO, per sensibilizzare il mondo sulle diverse questioni che ruotano attorno al cibo: fame, spreco alimentare, diete nutrienti, malnutrizione etc.

Quest’anno, il tema della giornata ruota attorno alle migrazioni: una delle strategie utili per affrontare le crisi migratorie degli ultimi (e dei prossimi) anni è quella di migliorare la resilienza di quei paesi che vivono prevalentemente di agricoltura di sussistenza, dove quindi fattori come clima o anche instabilità politica possono avere un grosso peso nella sfida della sopravvivenza.

Investire nello sviluppo rurale vuol dire, quindi, promuovere nuove professioni non necessariamente legate all’ agricoltura, creando così strutture economiche e sociali più resilienti e quindi più capaci di affrontare tutti quei fattori che possono contribuire alla nascita di fenomeni migratori.

All’opposto, nei paesi dove il cibo non manca, si potrebbe riflettere sullo spreco alimentare: nessuno vi obbliga a mangiare oltre la sazietà, ma piuttosto che buttare il cibo si può utilizzare per altre ricette, oppure se siete fuori chiedete sempre di poter portare a casa gli avanzi.

Riflettere sui paradossi dell’ alimentazione dei nostri giorni aiuta a rendersi conto che, per quanto piccolo, ogni nostro gesto è importante.

Quello che portiamo in tavola, e per esteso quello che acquistiamo quando andiamo a fare la spesa, posso essere portatori di un cambiamento esteso e significativo, che possiamo adottare ogni giorno, una scelta per volta.

Cosa ne pensate? Avete opinioni o suggerimenti su questo argomento?
Commentate o scrivetemi!
Love as thou wilt,
Noemi

Articoli su questo blog correlati:
Come le scelte alimentari influiranno sul clima | Il ruolo dell’ alimentazione nelle emissioni globali | Fame Zero

crisi seldon Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Dal Triangolo al Cerchio: un punto di vista sulla…

Nel romanzo “Cronache della Galassia” di Isaac Asimov, uno dei personaggi principali, Hari Seldon, nota come il declino della Galassia sia ormai inevitabile: tramite una nuova disciplina scientifica, la Psicostoriografia, ambito che unisce la storia e la psicologia con la statistica, partendo dal presupposto che con una popolazione abbastanza ampia sia possibile calcolare in maniera probabilistica gli eventi che saranno determinati per quella stessa popolazione, Hari Seldon calcola che sia possibile ridurre il periodo di “oscurità” della Galassia da 10.000 a 1.000 anni, e farla tornare ad un nuovo splendore. Fonda quindi un’istituzione, la Fondazione, che ha come compito quello di preservare la scienza e il progresso ottenuto fino a quel momento, e che dovrà guidare la civiltà verso questo nuovo rinascimento. Per far ciò Hari Seldon ha calcolato anche che a intervalli precisi la Galassia si troverà di fronte a sfide di diverso tipo, dove ad ogni crisi eventi che sembrano incompatibili tra loro, in realtà presentano la stessa soluzione, e chiama questi punti di svolta “Crisi Seldon”, le quali se risolte positivamente condurranno ad un sensibile progresso, mentre non risolte porteranno al collasso della civiltà.

Non vi sto raccontando tutto questo per farvi fare un breve corso sui capolavori dell’epoca d’oro della fantascienza (anche se la Trilogia della Fondazione di Asimov è un classico che andrebbe letto in ogni caso), ma perché vorrei prendere questo concetto di Crisi Seldon e metterlo nel contesto che stiamo vivendo in questi anni.

La Crisi Seldon del nostro tempo

Pur con tutte le differenze del caso, è innegabile che al momento stiamo vivendo tante sfide, che sono di natura diversa solo in apparenza: la sfida economica, con una rincorsa per continuare una crescita che viene mostrata come un Deus Ex Machina in grado di risolvere tutti i nostri problemi; la sfida sociale, dove è sotto l’occhio di tutti l’aumento della concentrazione di potere da parte di persone e partiti legati a valori reazionari, e dove nonostante tante cose stiano migliorando in maniera sensibile l’inclusione sociale di tutti, a prescindere da razza, religione, sesso, orientamento sessuale o altro, la vera equità è ancora un miraggio; la sfida ambientale, con il clima sempre più dinamico e in cambiamento, che sappiamo ci colpirà – e sta già iniziando a colpire – ma non vogliamo ancora farci caso più di quel tanto; ecco, non sono solo questi tutti i problemi che affliggono l’umanità, ma di certo ne riassumono buona parte. Queste tre sfide, che per pura coincidenza sono anche gli ambiti in cui opera lo sviluppo sostenibile, a molti sembrano sconnesse fra loro.

Serve una soluzione interconnessa alla Crisi Seldon

Vengono costantemente proposte soluzioni a una di queste “crisi”, ogni tanto riusciamo a produrre proposte che tengano considerazione anche di due fattori contemporaneamente, ma pochi sembrano afferrare l’idea di base che questi tre uragani che ci attendono in realtà non sono così separati come li stiamo pensando.

Quella a cui siamo di fronte è a tutti gli effetti una Crisi Seldon: un punto di svolta che, se ben affrontato, potrebbe essere portatore di un cambiamento epocale e di un progresso da cui tutti trarrebbero beneficio; viceversa, le cose potrebbero andare bene ancora per un po’ di tempo, ma poi imploderebbero su sé stesse.

Considerata la natura interconnessa del problema, anche le soluzioni dovrebbero esserlo allo stesso modo.

Non possiamo pensare di affrontare la questione di un clima che cambia, senza affrontare nello stesso momento l’idea di un’economia basata solo sulla crescita infinita ed esponenziale, e senza tener conto delle forti diseguaglianze sociali che vengono peggiorate dal cambiamento climatico.

La suggestione che sia possibile trovare uno scioglimento delle grandi crisi del nostro tempo affrontandole una per volta, secondo me, è ancorata con profondità ai nostri schemi mentali: vediamo il dettaglio, il sintomo, l’effetto, ma ci dimentichiamo del quadro più grande, della radice e della causa. Non so come questo modo di gestire le problematiche si sia fatto strada, se dovessi azzardare un’ipotesi direi che la rivoluzione industriale prima e la catena di montaggio poi siano stati determinanti in questo, ma rimane l’evidenza che è in questo modo che cerchiamo di sistemare la maggior parte delle questioni, sia al livello base, sia al livello più complesso.

Non possiamo però pensare di vincere la sfida di un pianeta dove davvero lo sviluppo sia sostenibile, applicando gli stessi schemi che ci hanno portato in questa stessa situazione, come ci ricorda un grande scienziato dello scorso secolo:

“Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo”
Albert Einstein

È quel tipo di pensiero che ci ha portato al momento attuale, ed è quel tipo di pensiero che dobbiamo smontare se davvero vogliamo arrivare da qualche parte.

Diventare più  cerchio che triangolo per risolvere la Crisi Seldon

Applicando un modello di tipo olistico, osservando come tutto sia interdipendente, diventando più cerchio che triangolo, credo che potremmo davvero aprire una nuova era per l’umanità: non importa quale sia la partenza, perché una volta che si applica il modello a cerchio, da punti diversi della circonferenza, si arriva comunque tutti al centro.

Per cominciare ad allargare quel triangolo, sarebbe “sufficiente” (e lo metto tra virgolette perché seppur vero che sia la prima cosa non è per niente facile) abbandonare alcune idee così sedimentate nel nostro tessuto sociale da non essere più nemmeno questionate: di nuovo, tre grossi limiti nel nostro modo di approcciarci alla questione della sostenibilità sembrano molto diversi solo in apparenza: l’antropocentrismo, il concetto che l’uomo in qualche modo sia il dominatore della natura; il modello patriarcale su cui è fondata la nostra società, dove l’uomo ha il dominio sulla donna; il capitalismo, l’idea di poter sfruttare gli altri tramite l’accumulo di beni e denaro, che altro sono se non lati di uno stesso triangolo?

Scardinare questi lati non è facile, o immediato, ma penso che cambiando l’approccio di alcune piccole cose possa essere possibile. Per di più, penso che stia già avvenendo, quantomeno in alcuni contesti.

Cooperazione e partnership sono le parole chiave per trasformare il triangolo: le relazioni si trasformano, diventando sempre più paritarie e bilanciate; l’economia circolare o ‘a ciambella’ propongono modelli diversi; molte persone stanno abbracciando stili di vita che sono più rispettosi di Madre Natura.

Esistono gli esempi positivi, ma è facile essere catturati da una narrativa dominante concentrata più sul lato negativo. La coscienza su questi argomenti si sta risvegliando, ed è semplice cadere nel tranello più comune, ossia che ormai ci sia poco da fare e i giochi siano fatti. In realtà i dati ci dicono che i prossimi anni saranno quelli davvero fondamentali.

L’educazione, sia delle nuove generazione sia delle vecchie, sarà primaria per questo periodo di transizione, che avrà dei passi indietro – è sempre successo nella storia prima di svolte epocali – ma abbiamo tantissimo da guadagnare e davvero poco da perdere.

La Crisi Seldon che abbiamo davanti è chiara e delineata ma le soluzioni già esistono. Si tratta solo di capire quali obiettivi vogliamo raggiungere, e cominciare ad agire non distogliendo gli occhi dal traguardo finale.

Un mondo diverso, in armonia con la Natura, dove l’umanità tutta non si limita a sopravvivere ma può davvero prosperare. Non una realtà utopica dove i conflitti non esistono, ma una concreta alternativa dove i problemi vengono risolti con il dialogo e dove tutti facciamo parte della conversazione.

Grazie di avermi seguito fino ad adesso, e se volete parlare con me di sostenibilità scrivetemi: adoro fare lunghe discussioni su questo tema, e se mi mandate una mail con le vostre opinioni vi risponderò appena possibile.

Love as thou wilt,
Noemi

protetto Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

È possibile rendere protetto metà del pianeta?

Benvenut*!

Oggi parliamo di questo articolo pubblicato su Nature pochi giorni fa.

Gli autori ci raccontano di uno studio globale che rivela come, in molte eco-regioni, sia possibile preservare dei territori, rendendo di fatto possibile l’obiettivo di rendere zona protetta almeno metà del pianeta.

L’idea non è così recente: già la proponeva, al fine di evitare il collasso della biodiversità e degli ecosistemi.
Al momento il piano in corso è quello di proteggere il 17% della terra e il 10% delle aeree marine entro il 2020, facendo chiedere a molti se effettivamente l’obiettivo di metà terra protetto sia realizzabile.

Dinerstein e colleghi ci illustrano nello studio che è possibile, specie in quelle regioni ancora attualmente poco antropizzate, alcune delle quali già protette, che complessivamente potrebbero arrivare al target del 50% della terra protetto. È quindi possibile, anche se non dovunque.

Ma quali sono le regioni da conservare? Come trovare quale metà della Terra deve essere preservato? Di sicuro, luoghi che rappresentano le ultime nicchie ecologiche di un determinato habitat devono essere preservate, assieme a larghe aeree non ancora occupate dall’uomo.
I fattori che devono essere presi in considerazione non sono solo questi però: bisogna anche pensare alla conservazione attiva di questi luoghi, così come all’influenza del cambiamento climatico e ad altri fattori naturali.

Per quanto complicato, è possibile, e realizzabile in tempo relativamente breve.

Cosa ne pensate? Avete opinioni o suggerimenti su questo argomento?
Commentate o scrivetemi!
Love as thou wilt,
Noemi

foreste Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Anche le foreste emettono anidride carbonica?

Benvenut*!

Oggi parliamo di questo studio, ripreso da diverse testate.
Lo studio usa 12 anni (2003-2014) di dati satellitari per quantificare le emissioni delle foreste tropicali.
Ma facciamo un passo indietro: le foreste sono sempre state considerate dei “carbon sinks”, ovvero dei serbatoi di CO2, che grazie alla fotosintesi clorofilliana potevano sequestrare anidride carbonica dall’atmosfera. Questa è la ragione per cui vengono chiamate “Polmoni della Terra”, dopotutto;
Ma negli ultimi periodi, come evidenzia lo studio, le foreste emettono più di quanto riescano a sequestrare, contribuendo così ad aumentare il livello di CO2 nell’atmosfera, come dimostrano le evidenze portate dagli autori dello studio, che argomentano come la degradazione da parti degli esseri  umani, così come malattie o eventuali cataclismi naturali  siano fattori di cui non si tiene conto nello stimare le emissioni da parte delle foreste.
Gli stessi autori ci tengono a sottolineare come questa scoperta da loro fatta non voglia dire che le foreste sono ormai condannate, ma anzi, con le giuste policy esse possono tornare a sequestrare carbonio come erano abituate a fare: questo perché, più che essere un silos di carbonio sono una fonte, e come tale possono essere gestite. Probabilmente, capire come la gestione delle foreste sia una delle maniere più semplici di gestire almeno in parte il problema del cambiamento climatico, è una delle strade più facili da percorrere.

Ancora un volta ci troviamo davanti alla conferma di come il pianeta non funzioni a compartimenti stagni, ma sia un complesso equilibrio di ogni sua parte, e cercare di risolvere un sintomo senza pensare alle cause non sia sufficiente. Capire che il livello di complessità a cui ci troviamo di fronte è molto più alto di quello a cui siamo mai stati abituati significa anche comprendere come l’approccio “curo un sintomo alla volta” non funziona, proprio perché ogni elemento contribuisce in maniera unica al sistema ed è il sistema che dobbiamo curare.

Cosa ne pensate? Avete opinioni o suggerimenti su questo argomento?
Commentate o scrivetemi!
Love as thou wilt,
Noemi

settimana mondiale vegetariana Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

La Settimana Mondiale Vegetariana

Benvenut*!

Sapevate che dall’1 al 7 ottobre è la Settimana Mondiale Vegetariana?

Ogni anno viene organizzata la Settimana Vegetariana Mondiale, con lo scopo di informare le persone sulla scelta di escludere ogni ingrediente di origine animale dall’ alimentazione e non solo.

Vi ho già parlato in passato di come ridurre le emissioni possa passare anche da un cambiamento nelle nostre abitudini alimentari e di certo l’occasione può essere un pretesto per cominciare ad informarsi.

Vi posto qui sotto un paio di risorse utili in tal senso:

VegFacile | Vegan Home | Nutrizione Superiore

La Settimana Mondiale Vegetariana viene inoltre celebrata con un sacco di eventi in ogni città d’italia, scoprite quello più vicino a voi in caso vi interessi partecipare.

Cosa ne pensate? Avete opinioni o suggerimenti su questo argomento?
Commentate o scrivetemi!
Love as thou wilt,
Noemi

noemi bardella, piano editoriale, non io ma noi, ottobre Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Perché studiare il clima e lo sviluppo sostenibile?

Benvenut*!

Oggi volevo parlarvi di alcune delle mie motivazioni nell’approcciare questa materia.
Con tutto lo scibile a disposizione, perché proprio il clima e lo sviluppo sostenibile?

Sono una persona molto curiosa, a cui in generale piace studiare, ma considero il percorso che sto facendo in questi anni più una vocazione che un hobby.

Spiritualmente parlando, mi considero una panteista, e credo che in qualche modo siamo tutti collegati, non solo tra noi ma anche in relazione con Madre Terra. Ho un profondo rispetto per il pianeta, e trovo che ogni luogo sulla Terra sia sacro.

Cerco di onorare questo legame che sento al meglio delle mie capacità: ciò vuol dire che non sono infallibile, ma provo a migliorarmi ogni giorno.

In questa filosofia di vita, studiare i cambiamenti climatici e lo sviluppo sostenibile assume un’importanza fondamentale: percepisco il problema e la sfida che abbiamo davanti e credo che la sostenibilità sia la strada per risolvere la crisi. Non vedo quindi lo sviluppo sostenibile come un mezzo tramite cui risolvere il problema per poi dimenticarsene, ma piuttosto come un modo per rivoluzionare in positivo quello che penso sia il cardine della unicità della specie umana (non che la nostra unicità implichi l’essere migliore, è solo una cosa particolare) tramite la riscoperta di relazioni autentiche e cooperative, non regolate dai meccanismi di dominio che ci hanno portato alla situazione attuale.

Ho bisogno, quindi, di imparare e studiare queste materie, non ai fini di una carriera lavorativa (che accolgo a braccia aperte nel momento in cui dovesse esserci, ma non rappresenta il mio obiettivo) ma proprio per fare del mio meglio per custodire e proteggere quel legame profondo che sento con il pianeta.

Cosa ne pensate? Avete opinioni o suggerimenti su questo argomento?
Commentate o scrivetemi!
Love as thou wilt,
Noemi

spesa Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Spesa sostenibile: leggere l’etichetta

Benvenut*!

Continuiamo il nostro viaggio all’interno del mondo della spesa sostenibile, parlando dello strumento migliore che abbiamo per sapere cosa stiamo comprando, ovvero l’ etichetta.

Saper leggere bene l’etichetta ci consente di essere informati sugli ingredienti, sulla quantità degli ingredienti e in qualche caso dall’ etichetta si evincono anche informazioni sull’azienda stessa.

Leggere gli ingredienti è importante non solo per una questione di salute, ma anche a livello di sostenibilità possiamo estrapolare delle indicazioni utili per i nostri acquisti. Cosa cerchiamo quindi, nella nostra etichetta? Innanzitutto, per quei prodotti dove è obbligatoria l’indicazione della produzione, cerchiamo la provenienza, preferendo prodotti locali o nazionali a quelli di importazione europea o extraeuropea.
Poi, leggiamo gli ingredienti. Un’informazione utile e semplice da ricordare è che l’ordine degli ingredienti non è casuale: infatti, il primo ingrediente è quello presente in quantità maggiore.
Quindi, se prendete delle brioches per il mattino, e come primo ingrediente trovate zucchero, oltre a non essere molto salutare in generale, probabilmente anche la qualità del prodotto lascia un po’ a desiderare.

Un altro consiglio utile è quello di non fermarsi alle scritte che sono più visibili, ma prendersi del tempo per leggere l’ etichetta in tutta la sua interezza: è laborioso, ma si scoprono un sacco di cose che aiutano a formulare delle scelte di acquisto più consapevoli.

Se però non avete tempo o voglia di fare la spesa stando attenti a tutti questi fattori l’alternativa (che ha anche un impatto ambientale nettamente minore) esiste e si chiama G.A.S (Gruppi di Acquisto Solidale). Vi spiegherò in dettaglio cosa sono e come funzionano la prossima settimana.

Cosa ne pensate? Avete opinioni o suggerimenti su questo argomento?

Commentate o scrivetemi!

Love as thou wilt,

Noemi

il calice e la spada Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Il Calice e La Spada: una lettura consigliata

È realisticamente possibile il passaggio da un sistema di guerre incessanti, di ingiustizia sociale e di squilibrio ecologico a un sistema che porti alla pace, alla giustizia e al ripristino dell’armonia?

Questo libro propone una nuova teoria dell’evoluzione culturale, interpretando il corso della storia alla luce di due modelli organizzativi: quello androcratico, violento e autoritario (simboleggiato dalla spada), e quello ginocentrico, fondato sulla collaborazione e la parità tra i sessi (simboleggiato dal calice).

Tutti vediamo le conseguenze del predominio maschile, ma non sempre è andata così: pare che anticamente l’Europa e il bacino del Mediterraneo fossero caratterizzati da una società basata su valori del tutto diversi da quelli patriarcali.

Con un’attenzione specifica al ruolo femminile, questo saggio ripercorre la storia della specie umana dal Paleolitico a oggi, dimostrando che la guerra tra gli uomini e tra i sessi non è determinata divinamente o biologicamente, e ricercando in quel passato ideale gli strumenti per costruire un futuro vivibile.

Il Calice e la Spada, negli Stati Uniti un vero e proprio testo di riferimento, è stato fonte di ispirazione e uno dei modelli dichiarati del Codice da Vinci di Dan Brown, che da esso ha ripreso la figura di Maria Maddalena restituendole una posizione centrale nella storia dell’umanità e della religione. (Macrolibrarsi)

Questo è uno di quei libri che farei leggere a tutti, per la sua capacità di aprire gli occhi sulla storia, e per la particolarità di essere un volume che affronta la questione in maniera davvero olistica, proponendo una soluzione attuabile e raggiungibile.

Questo, e tutti i libri di Riane Eisler, sono un ottimo esempio di cosa potremmo raggiungere grazie ad una concezione diversa dei rapporti sociali e dei rapporti con tutto l’ambiente che ci circonda.

it Italian
X

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi