Tag: sviluppo sostenibile

step i miei post

Quali sono i miei prossimi step?

Benvenut*,

come vi dicevo lunedì, volevo parlarvi un po’ dei miei prossimi step, di cosa voglio fare etc.

Ovviamente a questo punto spero sia chiaro che voglio occuparmi di sostenibilità: questo blog è un primo step, ma la strada sarà ancora lunga. E’ un obiettivo chiaro, ma sul lungo periodo.

Nel frattempo, sto migliorando e concretizzando le mie esperienze in altri campi.
La scrittura, la traduzione, e i social media sono i settori che preferisco, specie quando posso combinarli, come sto facendo proprio in questo momento, grazie a questo spazio.

Presto vi parlerò di un progetto di traduzione che sto curando, e spero presto di potervi dare altre news al riguardo.

Il blog rimarrà comunque un punto fisso, con almeno due post alla settimana a farvi compagnia. Ho notato che il mio diario di Maspalomas vi sta piacendo, quindi continuerò a farlo, parlandovi anche degli argomenti di cui parlo spesso, come la sostenibilità.

Il 1 dicembre, vi ricordo, abbiamo il nostro primo webinar gratuito, le connessione della sostenibilità, e c’è ancora tempo per iscriversi.  Dal webinar vorrei delineare un percorso che non include solo post, ma anche altri step e in futuro potrebbe anche delinearsi un ebook.

In tutto questo, mi piacerebbe darmi come prossimi step la costruzione di una comunità attorno a questo blog, oltre che la diffusione dello stesso,

Love as thou wilt,
Noemi

webinar Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Le connessioni della sostenibilità | Webinar Gratuito

Benvenut*,

come anticipavo nel precedente post e sulla pagina facebook, ci  sono grosse novità in vista: infatti, sono molto orgogliosa nel presentarvi il primo webinar da me organizzato.
Le informazioni principali sono riepilogate qui, e alla fine del post troverete anche il modulo di iscrizione.
Qualora però qualcosa non fosse chiaro, o per qualunque domanda vi venga in mente al riguardo, scrivetemi.

Innanzitutto, per chi non lo sapesse, un webinar è un neologismo che deriva dalla fusione di web e seminar. In pratica, un webinar può essere una riunione, un seminario, una classe.
Nel nostro caso sarà una creatura ibrida tra un seminario e un lavoro di gruppo.

Il tema scelto verte sulle connessioni della sostenibilità. Per il primo webinar volevo cominciare con un tema che mi sta molto a cuore, e di cui ho parlato spesso. Oltre a quelle che io penso siano le connessioni della sostenibilità sono però altrettanto interessata a sentire le vostre opinioni al riguardo.

Si parla tanto di sostenibilità, ma senza contestualizzare di cosa si parla, il vocabolo rimane vuoto e perde la sua potenza. Quello che voglio fare è dare alla parola un contesto teorico e pratico, che possa cominciare a gettare la basi per le fondamenta di un discorso necessario e non più rimandabile.

L’obiettivo è cominciare a costruire una comunità interessata a questi temi che possa poi crescere e portare queste istanze dove servono. 

Il webinar si terrà il 1 dicembre dalle 18.00 alle 19.30 ora italiana. Per partecipare serve una connessione ad internet e un link che provvederò ad inviarvi tra il 25 e il 30 di novembre alla mail che mi fornirete tramite il modulo qui sotto. Il webinar sarà totalmente gratuito per tutti i registrati: se non siete sicuri di poter partecipare, registratevi comunque, così che in seguito possa inviarvi il file.

Compilate questo modulo per partecipare, e ci vediamo il 1 dicembre!
Love as thou wilt,
Noemi

I dati non verranno ceduti a terze parti e saranno utilizzati solo da me per gli scopi utili al webinar e al sito. 

 

Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Giustizia è…

Benvenut*
sul MOOC che sto seguendo sulla giustizia ambientale ci hanno chiesto cosa sia per noi la giustizia. In questo post voglio provare a rispondere a questa domanda di non così facile risposta. Spesso la giustizia è stata considerata una virtù, e viene naturale il collegamento con la legge e il rispetto delle norme, ma quello che sto cercando in questa sede è un significato meno istituzionale e più legato ad una percezione personale.

L’etimologia della parola
La parola deriva dal latino iustus, che significa giusto.

Cos’è per me la giustizia?
Per cercare di capire cosa fosse per me la giustizia ho provato a pensare alle cose che considero un’ingiustizia: mi è parso abbastanza chiaro che alla base considero ingiusto la discriminazione in ogni sua forma. Ecco che quindi diventa chiaro che per me la giustizia è sinonimo di equità.

equitàvsuguaglianza
Fonte

Sottolineo l’uso della parola equità e non uguaglianza.
La differenza tra le due è ben rappresentata da questa immagine (equity sta per equità mentre equality sta per uguaglianza): a volte, i due termini si utilizzano come sinonimi, ma l’uguaglianza significa mettere tutti sullo stesso piano, il che non risolve (o potrebbe anche peggiorare) il livello di discriminazione.

Equità vuol dire considerare i bisogni e le necessità specifiche, non solo tra membri della stessa specie, ma anche inter-specie e, in una prospettiva ancora più ampia, nei confronti del pianeta e verso le generazioni future.

Giustizia vuol dire, quindi, mettere tutti in grado di vivere con dignità ogni momento della vita, considerando anche chi verrà dopo di noi, prendendo quindi in conto le limitate risorse del pianeta che devono avere tempo di rigenerarsi.

Cosa ne pensate? Avete opinioni o suggerimenti su questo argomento?
Commentate o scrivetemi!
Love as thou wilt,
Noemi

Spirit Day Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Spirit Day

Benvenut*,
Oggi parliamo dello Spirit Day, che cade proprio oggi.

Cos’è lo Spirit Day?
Questa ricorrenza cade il terzo giovedì di ottobre ed è stata promossa dalla GLAAD a partire dal 2010, in seguito ad una serie di suicidi di giovani ragazzi gay principalmente a causa del bullismo subito per il loro orientamento sessuale.
Lo Spirit Day può essere osservato in tanti modi, il più semplice dei quali consiste nell’indossare qualcosa di viola, in richiamo alla bandiera arcobaleno inventata da Gilbert Baker, dove il viola rappresenta lo spirito.
Negli anni lo Spirit Day si è evoluto in una data importante per la comunità LGBT+, e nella giornata vengono organizzare manifestazioni utili ad aumentare la consapevolezza  del pubblico verso questi importanti temi.

Lo Spirit Day quest’anno assume connotazioni ancora più inclusive.
È inaccettabile, infatti, che non ci si possa sentire al sicuro negli spazi privati e pubblici a causa di atteggiamenti discriminatori o prepotenti di qualunque tipo. Quest’anno, viste le recenti vicende collegate ad Hollywood, e alla nascita dei tag #metoo e #quellavolta che stanno mostrando la magnitudine dei fenomeni di abuso nella nostra società, è ancora più importante secondo me ricordare che esiste un’alternativa che non implica il dominio e la prevaricazione, ma che al contrario promuove attivamente la cooperazione e l’accoglienza.

Perché è importante parlare di questi argomenti quando si tratta l’argomento dello sviluppo sostenibile?
Il motivo è semplice: lo sviluppo sostenibile ha come obiettivo la trasformazione della società attuale in un ambiente più sicuro e inclusivo per tutte le persone, a prescindere da razza, genere, orientamento, religione o altro. Lo Spirit Day è una di quelle iniziative che, seppur non palesemente collegate allo sviluppo sostenibile, possono far tanto nella creazione di un framework adatto all’inclusività, tratto distintivo della sostenibilità.

Cosa ne pensate? Avete opinioni o suggerimenti su questo argomento?
Commentate o scrivetemi!
Love as thou wilt,
Noemi

Ecco tre articoli simili a questo:
Diseguaglianze Sociali, Parte 1Diseguaglianze Sociali, Parte 2 | La teoria della trasformazione culturale di Riane Eisler

alimentazione Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Giornata mondiale dell’alimentazione

Buongiorno a tutt*,
oggi è la Giornata mondiale dell’alimentazione, istituita nel 1979 dai paesi membri della FAO, per sensibilizzare il mondo sulle diverse questioni che ruotano attorno al cibo: fame, spreco alimentare, diete nutrienti, malnutrizione etc.

Quest’anno, il tema della giornata ruota attorno alle migrazioni: una delle strategie utili per affrontare le crisi migratorie degli ultimi (e dei prossimi) anni è quella di migliorare la resilienza di quei paesi che vivono prevalentemente di agricoltura di sussistenza, dove quindi fattori come clima o anche instabilità politica possono avere un grosso peso nella sfida della sopravvivenza.

Investire nello sviluppo rurale vuol dire, quindi, promuovere nuove professioni non necessariamente legate all’ agricoltura, creando così strutture economiche e sociali più resilienti e quindi più capaci di affrontare tutti quei fattori che possono contribuire alla nascita di fenomeni migratori.

All’opposto, nei paesi dove il cibo non manca, si potrebbe riflettere sullo spreco alimentare: nessuno vi obbliga a mangiare oltre la sazietà, ma piuttosto che buttare il cibo si può utilizzare per altre ricette, oppure se siete fuori chiedete sempre di poter portare a casa gli avanzi.

Riflettere sui paradossi dell’ alimentazione dei nostri giorni aiuta a rendersi conto che, per quanto piccolo, ogni nostro gesto è importante.

Quello che portiamo in tavola, e per esteso quello che acquistiamo quando andiamo a fare la spesa, posso essere portatori di un cambiamento esteso e significativo, che possiamo adottare ogni giorno, una scelta per volta.

Cosa ne pensate? Avete opinioni o suggerimenti su questo argomento?
Commentate o scrivetemi!
Love as thou wilt,
Noemi

Articoli su questo blog correlati:
Come le scelte alimentari influiranno sul clima | Il ruolo dell’ alimentazione nelle emissioni globali | Fame Zero

crisi seldon Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Dal Triangolo al Cerchio: un punto di vista sulla…

Nel romanzo “Cronache della Galassia” di Isaac Asimov, uno dei personaggi principali, Hari Seldon, nota come il declino della Galassia sia ormai inevitabile: tramite una nuova disciplina scientifica, la Psicostoriografia, ambito che unisce la storia e la psicologia con la statistica, partendo dal presupposto che con una popolazione abbastanza ampia sia possibile calcolare in maniera probabilistica gli eventi che saranno determinati per quella stessa popolazione, Hari Seldon calcola che sia possibile ridurre il periodo di “oscurità” della Galassia da 10.000 a 1.000 anni, e farla tornare ad un nuovo splendore. Fonda quindi un’istituzione, la Fondazione, che ha come compito quello di preservare la scienza e il progresso ottenuto fino a quel momento, e che dovrà guidare la civiltà verso questo nuovo rinascimento. Per far ciò Hari Seldon ha calcolato anche che a intervalli precisi la Galassia si troverà di fronte a sfide di diverso tipo, dove ad ogni crisi eventi che sembrano incompatibili tra loro, in realtà presentano la stessa soluzione, e chiama questi punti di svolta “Crisi Seldon”, le quali se risolte positivamente condurranno ad un sensibile progresso, mentre non risolte porteranno al collasso della civiltà.

Non vi sto raccontando tutto questo per farvi fare un breve corso sui capolavori dell’epoca d’oro della fantascienza (anche se la Trilogia della Fondazione di Asimov è un classico che andrebbe letto in ogni caso), ma perché vorrei prendere questo concetto di Crisi Seldon e metterlo nel contesto che stiamo vivendo in questi anni.

La Crisi Seldon del nostro tempo

Pur con tutte le differenze del caso, è innegabile che al momento stiamo vivendo tante sfide, che sono di natura diversa solo in apparenza: la sfida economica, con una rincorsa per continuare una crescita che viene mostrata come un Deus Ex Machina in grado di risolvere tutti i nostri problemi; la sfida sociale, dove è sotto l’occhio di tutti l’aumento della concentrazione di potere da parte di persone e partiti legati a valori reazionari, e dove nonostante tante cose stiano migliorando in maniera sensibile l’inclusione sociale di tutti, a prescindere da razza, religione, sesso, orientamento sessuale o altro, la vera equità è ancora un miraggio; la sfida ambientale, con il clima sempre più dinamico e in cambiamento, che sappiamo ci colpirà – e sta già iniziando a colpire – ma non vogliamo ancora farci caso più di quel tanto; ecco, non sono solo questi tutti i problemi che affliggono l’umanità, ma di certo ne riassumono buona parte. Queste tre sfide, che per pura coincidenza sono anche gli ambiti in cui opera lo sviluppo sostenibile, a molti sembrano sconnesse fra loro.

Serve una soluzione interconnessa alla Crisi Seldon

Vengono costantemente proposte soluzioni a una di queste “crisi”, ogni tanto riusciamo a produrre proposte che tengano considerazione anche di due fattori contemporaneamente, ma pochi sembrano afferrare l’idea di base che questi tre uragani che ci attendono in realtà non sono così separati come li stiamo pensando.

Quella a cui siamo di fronte è a tutti gli effetti una Crisi Seldon: un punto di svolta che, se ben affrontato, potrebbe essere portatore di un cambiamento epocale e di un progresso da cui tutti trarrebbero beneficio; viceversa, le cose potrebbero andare bene ancora per un po’ di tempo, ma poi imploderebbero su sé stesse.

Considerata la natura interconnessa del problema, anche le soluzioni dovrebbero esserlo allo stesso modo.

Non possiamo pensare di affrontare la questione di un clima che cambia, senza affrontare nello stesso momento l’idea di un’economia basata solo sulla crescita infinita ed esponenziale, e senza tener conto delle forti diseguaglianze sociali che vengono peggiorate dal cambiamento climatico.

La suggestione che sia possibile trovare uno scioglimento delle grandi crisi del nostro tempo affrontandole una per volta, secondo me, è ancorata con profondità ai nostri schemi mentali: vediamo il dettaglio, il sintomo, l’effetto, ma ci dimentichiamo del quadro più grande, della radice e della causa. Non so come questo modo di gestire le problematiche si sia fatto strada, se dovessi azzardare un’ipotesi direi che la rivoluzione industriale prima e la catena di montaggio poi siano stati determinanti in questo, ma rimane l’evidenza che è in questo modo che cerchiamo di sistemare la maggior parte delle questioni, sia al livello base, sia al livello più complesso.

Non possiamo però pensare di vincere la sfida di un pianeta dove davvero lo sviluppo sia sostenibile, applicando gli stessi schemi che ci hanno portato in questa stessa situazione, come ci ricorda un grande scienziato dello scorso secolo:

“Non puoi risolvere un problema con lo stesso tipo di pensiero che hai usato per crearlo”
Albert Einstein

È quel tipo di pensiero che ci ha portato al momento attuale, ed è quel tipo di pensiero che dobbiamo smontare se davvero vogliamo arrivare da qualche parte.

Diventare più  cerchio che triangolo per risolvere la Crisi Seldon

Applicando un modello di tipo olistico, osservando come tutto sia interdipendente, diventando più cerchio che triangolo, credo che potremmo davvero aprire una nuova era per l’umanità: non importa quale sia la partenza, perché una volta che si applica il modello a cerchio, da punti diversi della circonferenza, si arriva comunque tutti al centro.

Per cominciare ad allargare quel triangolo, sarebbe “sufficiente” (e lo metto tra virgolette perché seppur vero che sia la prima cosa non è per niente facile) abbandonare alcune idee così sedimentate nel nostro tessuto sociale da non essere più nemmeno questionate: di nuovo, tre grossi limiti nel nostro modo di approcciarci alla questione della sostenibilità sembrano molto diversi solo in apparenza: l’antropocentrismo, il concetto che l’uomo in qualche modo sia il dominatore della natura; il modello patriarcale su cui è fondata la nostra società, dove l’uomo ha il dominio sulla donna; il capitalismo, l’idea di poter sfruttare gli altri tramite l’accumulo di beni e denaro, che altro sono se non lati di uno stesso triangolo?

Scardinare questi lati non è facile, o immediato, ma penso che cambiando l’approccio di alcune piccole cose possa essere possibile. Per di più, penso che stia già avvenendo, quantomeno in alcuni contesti.

Cooperazione e partnership sono le parole chiave per trasformare il triangolo: le relazioni si trasformano, diventando sempre più paritarie e bilanciate; l’economia circolare o ‘a ciambella’ propongono modelli diversi; molte persone stanno abbracciando stili di vita che sono più rispettosi di Madre Natura.

Esistono gli esempi positivi, ma è facile essere catturati da una narrativa dominante concentrata più sul lato negativo. La coscienza su questi argomenti si sta risvegliando, ed è semplice cadere nel tranello più comune, ossia che ormai ci sia poco da fare e i giochi siano fatti. In realtà i dati ci dicono che i prossimi anni saranno quelli davvero fondamentali.

L’educazione, sia delle nuove generazione sia delle vecchie, sarà primaria per questo periodo di transizione, che avrà dei passi indietro – è sempre successo nella storia prima di svolte epocali – ma abbiamo tantissimo da guadagnare e davvero poco da perdere.

La Crisi Seldon che abbiamo davanti è chiara e delineata ma le soluzioni già esistono. Si tratta solo di capire quali obiettivi vogliamo raggiungere, e cominciare ad agire non distogliendo gli occhi dal traguardo finale.

Un mondo diverso, in armonia con la Natura, dove l’umanità tutta non si limita a sopravvivere ma può davvero prosperare. Non una realtà utopica dove i conflitti non esistono, ma una concreta alternativa dove i problemi vengono risolti con il dialogo e dove tutti facciamo parte della conversazione.

Grazie di avermi seguito fino ad adesso, e se volete parlare con me di sostenibilità scrivetemi: adoro fare lunghe discussioni su questo tema, e se mi mandate una mail con le vostre opinioni vi risponderò appena possibile.

Love as thou wilt,
Noemi

protetto Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

È possibile rendere protetto metà del pianeta?

Benvenut*!

Oggi parliamo di questo articolo pubblicato su Nature pochi giorni fa.

Gli autori ci raccontano di uno studio globale che rivela come, in molte eco-regioni, sia possibile preservare dei territori, rendendo di fatto possibile l’obiettivo di rendere zona protetta almeno metà del pianeta.

L’idea non è così recente: già la proponeva, al fine di evitare il collasso della biodiversità e degli ecosistemi.
Al momento il piano in corso è quello di proteggere il 17% della terra e il 10% delle aeree marine entro il 2020, facendo chiedere a molti se effettivamente l’obiettivo di metà terra protetto sia realizzabile.

Dinerstein e colleghi ci illustrano nello studio che è possibile, specie in quelle regioni ancora attualmente poco antropizzate, alcune delle quali già protette, che complessivamente potrebbero arrivare al target del 50% della terra protetto. È quindi possibile, anche se non dovunque.

Ma quali sono le regioni da conservare? Come trovare quale metà della Terra deve essere preservato? Di sicuro, luoghi che rappresentano le ultime nicchie ecologiche di un determinato habitat devono essere preservate, assieme a larghe aeree non ancora occupate dall’uomo.
I fattori che devono essere presi in considerazione non sono solo questi però: bisogna anche pensare alla conservazione attiva di questi luoghi, così come all’influenza del cambiamento climatico e ad altri fattori naturali.

Per quanto complicato, è possibile, e realizzabile in tempo relativamente breve.

Cosa ne pensate? Avete opinioni o suggerimenti su questo argomento?
Commentate o scrivetemi!
Love as thou wilt,
Noemi

foreste Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Anche le foreste emettono anidride carbonica?

Benvenut*!

Oggi parliamo di questo studio, ripreso da diverse testate.
Lo studio usa 12 anni (2003-2014) di dati satellitari per quantificare le emissioni delle foreste tropicali.
Ma facciamo un passo indietro: le foreste sono sempre state considerate dei “carbon sinks”, ovvero dei serbatoi di CO2, che grazie alla fotosintesi clorofilliana potevano sequestrare anidride carbonica dall’atmosfera. Questa è la ragione per cui vengono chiamate “Polmoni della Terra”, dopotutto;
Ma negli ultimi periodi, come evidenzia lo studio, le foreste emettono più di quanto riescano a sequestrare, contribuendo così ad aumentare il livello di CO2 nell’atmosfera, come dimostrano le evidenze portate dagli autori dello studio, che argomentano come la degradazione da parti degli esseri  umani, così come malattie o eventuali cataclismi naturali  siano fattori di cui non si tiene conto nello stimare le emissioni da parte delle foreste.
Gli stessi autori ci tengono a sottolineare come questa scoperta da loro fatta non voglia dire che le foreste sono ormai condannate, ma anzi, con le giuste policy esse possono tornare a sequestrare carbonio come erano abituate a fare: questo perché, più che essere un silos di carbonio sono una fonte, e come tale possono essere gestite. Probabilmente, capire come la gestione delle foreste sia una delle maniere più semplici di gestire almeno in parte il problema del cambiamento climatico, è una delle strade più facili da percorrere.

Ancora un volta ci troviamo davanti alla conferma di come il pianeta non funzioni a compartimenti stagni, ma sia un complesso equilibrio di ogni sua parte, e cercare di risolvere un sintomo senza pensare alle cause non sia sufficiente. Capire che il livello di complessità a cui ci troviamo di fronte è molto più alto di quello a cui siamo mai stati abituati significa anche comprendere come l’approccio “curo un sintomo alla volta” non funziona, proprio perché ogni elemento contribuisce in maniera unica al sistema ed è il sistema che dobbiamo curare.

Cosa ne pensate? Avete opinioni o suggerimenti su questo argomento?
Commentate o scrivetemi!
Love as thou wilt,
Noemi

settimana mondiale vegetariana Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

La Settimana Mondiale Vegetariana

Benvenut*!

Sapevate che dall’1 al 7 ottobre è la Settimana Mondiale Vegetariana?

Ogni anno viene organizzata la Settimana Vegetariana Mondiale, con lo scopo di informare le persone sulla scelta di escludere ogni ingrediente di origine animale dall’ alimentazione e non solo.

Vi ho già parlato in passato di come ridurre le emissioni possa passare anche da un cambiamento nelle nostre abitudini alimentari e di certo l’occasione può essere un pretesto per cominciare ad informarsi.

Vi posto qui sotto un paio di risorse utili in tal senso:

VegFacile | Vegan Home | Nutrizione Superiore

La Settimana Mondiale Vegetariana viene inoltre celebrata con un sacco di eventi in ogni città d’italia, scoprite quello più vicino a voi in caso vi interessi partecipare.

Cosa ne pensate? Avete opinioni o suggerimenti su questo argomento?
Commentate o scrivetemi!
Love as thou wilt,
Noemi

noemi bardella, piano editoriale, non io ma noi, ottobre Non Io, ma Noi | Il mio blog su sviluppo sostenibile ed ambiente

Di cosa parlerò il mese di ottobre?

Benvenut*!

Settembre è stato un bel mese pieno!

Ho lanciato la mia raccolta dei post del blog e stato creato il tumblr e il twitter del blog.

Anche questo mese sarà ancora denso di attività:

I post rimarranno 3 alla settimana sul blog, mentre sugli altri canali gli aggiornamenti saranno giornalieri o anche di più.

Il 27 ottobre ci aspetta ovviamente la Climathon, e se non vi siete ancora iscritti avete tempo fino al 15 ottobre.

Per novembre, stavo pensando a un webinar o a un corso online sulle tematiche dei cambiamenti climatici. Vi interessa? Fatemelo sapere tramite un commento!

Cosa ne pensate? Avete opinioni o suggerimenti su questo argomento?
Commentate o scrivetemi!
Love as thou wilt,
Noemi

it Italian
X

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi